venerdì 11 dicembre 2015

UN GIORNO DA COMPARSA SU UN SET COREANO

Mancano meno di 15 giorni a Natale e l'anno 2015 sta quasi per volgere a termine, quindi ho deciso di scrivere un articolo sulle esperienze che ho fatto quest'anno! Quella che forse ricorderò come la più esilarante È STATA FARE LA COMPARSA IN UN FILM COREANO! Per spiegarvi tutto devo partire dall'inizio: una delle mie più grandi passioni è il cinema, seguita a ruota dal teatro (alle superiori ho studiato recitazione e ho recitato in alcuni spettacoli teatrali). Agli inizi di aprile mio papà mi aveva mostrato un articolo sulla Gazzetta di Mantova: cercavano delle comparse per un film coreano, "The Second twenty" le cui scene venivano girate oltre che in Toscana e nel Lazio, anche dentro al cinema Ariston della mia città. Il film raccontava la storia di un regista che arrivava a Torino perché chiamato a far parte della giuria del concorso per i cortometraggi. All'aeroporto di Malpensa incontrava la ragazza che aveva amato vent'anni prima, un'oculista affermata, venuta in Italia per un convegno. I due decidono di viaggiare per l'Italia ed iniziano a ricordare il passato. Io ero molto incuriosita da questo film e cominciai a farci un pensierino (finora ero salita solo su dei palcoscenici, ma non avevo mai visto come si girava dal vivo un film). Intanto i giorni passavano e tutti nella mia famiglia si erano scordati del film, tranne io! Approfittando del fatto che le riprese si svolgevano il primo giorno delle vacanze di Pasqua (così non dovevo saltare la scuola) decisi di tentare. Quel fatidico giorno invece di starmene sotto le coperte calde a dormire, mi alzai alle 7:00, feci colazione e mi preparai per uscire! Non sono fuggita di casa, mia mamma lo sapeva, l'unico all'oscuro ero mio padre che si sarebbe preoccupato un po' troppo, anche se la pulce all'orecchio me l'aveva messa proprio lui! Tutta bardata (anche se era aprile, c'era freddissimo!!) arrivai davanti al cinema e li ci fu la prima sorpresa della mattina! Eravamo quattro gatti e cominciai a pensare che la Gazzetta ci avesse fatto lo scherzetto del pesce d'aprile in ritardo, ma non mi mossi di un millimetro! Rimasi impalata come un palo della luce davanti al cinema per mezz'ora, insieme ad altri poveretti che stavano perdendo la pazienza come me (nel frattempo eravamo un po' aumentati). Finalmente arrivò un uomo del Mantova Film Festival che ci avvisò che eravamo stati tutti presi per fare le comparse (era il minimo dopo che ci avevano fatto aspettare all'infinito) e ci fece accomodare in sala. Lì iniziò tutta la trafila per firmare i documenti che attestavano per le persone non accompagnate (tra cui io) la nostra maggiore età. Intanto in sala cominciò ad arrivare il regista, Heungsik Park, vincitore del premio della critica del Torino film Festival nel 2007 e la troupe del film, tanti piccoli ometti coreani (a me sembravano tutti uguali) che spostavano di qua e di là le telecamere, i fari delle luci. Sembravano tante formichine operaie che lavoravano diligemente no stop! Questa é una foto che ho scattato di nascosto sul set (ho aggiunto solo la bandiera coreana).
In poco tempo la sala si riempì di operatori che si davano ordini fra di loro in una lingua a me sconosciuta, un miscuglio di coreano ed inglese! Dopo che il set era stato montato, la troupe coreana si rivolse a noi, fortunatamente tentando di farsi capire in inglese, ma io non comprendevo molto e non ero la sola (gli uomini e le donne di una certa età, non capivano assolutamente niente, per loro era una lingua aliena). Alla fine parlavamo con i segni: la troupe cominciava a muoversi come un vigile urbano che gesticolava per far scorrere il traffico per farsi comprendere. Intanto erano arrivati gli attori protagonisti, Le Tae-Ra e Lin Seung-Woo (io ero talmente presa a guardami intorno che non gli avevo neanche visti, per me erano persone normali, invece che star coreane).


Finalmente eravamo ai nostri posti e con i protagonisti accomodati sulle poltrone (per chi non l'avesse ancora capito io interpretavo uno spettatore del cinema) e cominciò ad essere proiettato il film, che noi dovevamo guardare con molto interesse. All'inizio comparse titolo "Elizabeth, ma il regista urlò di cambiare film, il film sulla vita della regina Elisabetta non l'ho convinceva. Viene scelto di proiettare un corto ambientato a Mantova, con protagonista Elio Germano. Ecco io avevo capito solo questo, in quanto la trama del film non aveva n'è capo n'è coda. Il protagonista litigava con sua moglie, mentre guidava l'auto e i due finiscono fuori strada! La donne perse la vita, l'uomo nascondeva il corpo nel bagagliaio, lo portava a casa facendo sparire le tracce, pulendo il sangue. Poi si vedeva l'uomo vagare per la periferia di Mantova, incontrando strani personaggi, che neanche Tim Burton poteva creare, tra cui una donna con le ali (non so che sostanze abbia assunto il regista prima di girare questo corto). Il ciak venne ripetuto parecchie volte, perché non eravamo coinvolti dal film (io più che coinvolta ero sconvolta) soprattutto nel vedere queste scene cento volte! Alla fine il regista era soddisfatto, anzi tutti eravamo soddisfatti e molti non vedevano l'ora di filarsela! Ma non era finita qua! A ogni fila del cinema venne data una lettera e seguendo l'ordine alfabetico ogni fila doveva uscire dal cinema mentre il regista riprendeva il tutto! La scena si concluse dopo vari ciak (il regista ci aveva fatto ripetere le lettere dell'alfabeto ripetutamente, come i bambini dell'asilo e fatto uscire dalla sala percorrendo ogni corridoio possibile perchè non era soddisfatto delle angolazioni. Sapevo che gli orientali erano delle persone precise, ma neanche Jackie Chan fa così tanti ciak nei suoi film di arti marziali). Poi il regista scelse alcune file del cinema che dovevano uscire accanto agli attori protagonisti coreani, che recitavano le battute appena fuori dal cinema! Indovinate? Io fui scelta insieme ad altre persone, ma eravamo tutti mescolati, perché intanto alcuni erano riusciti a scappare a gambe levate, e non capivamo più chi doveva percorrere il corridoio per prima. Finisce così che una donna della troupe, piccolina ma forzuta, mi spinse direttamente nel corridoio e mi trovai vicino agli attori da una parte e dall'altra parte lo stuolo di telecamere che mi inquadravano da capo a piedi. Oltre al disordine delle comparse, si erano aggiunte anche le battute sbagliate degli attori che non riuscivano a coordinarsi, insomma un delirio. Non vi dico la mia soddisfazione quando era finito tutto! La mia esperienza come comparsa è durata più di sei ore ( avrò finito oltre le 14) ma devo ammettere che vedere con i miei occhi come si gira un film, è un'esperienza che ripaga di tutto! Sicuramente non mi vedrò mai in tv, il film uscirà solo in Corea (a dire la verità non c'è ancora la data ufficiale) e sono sicura che non mi si vedrà nel film neanche con il binocolo, ma questa esperienza rimarrà sempre nel mio cuore!

5 commenti:

  1. Ma che esperienza meravigliosa! Hai fatto benissimo tesoro a non fartela scappare, anche se non ti hanno pagato é stata comunque un esperienza che ti ha arricchito... Immagino la felicità! Brava brava brava!

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  2. Tesoro ma sai che abbiamo questa esperienza in comune??😊 Anche io ho fatto la comparsa per un film che hanno girato qui da noi,il volto di un'altra con Laura Chiatti e Alessandro Preziosi,ed è stata un'esperienza fantastica!!! Tra costumista,truccatrice,gente che ci diceva cosa dovevamo fare,e scene girate e rigirate non so quante volte,è stata una bellissima esperienza!!l'ho fatto per due-tre giorni ma non mi sono mai divertita tanto!! E vedere gli attori,e il registra che li dirigeva è stato qualcosa di magnifico,dato che anche io sono una grande appassionata di cinema❤️

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    1. Che bello, un'altra cosa che ci accomuna! ❤ Sono esperienze splendide che ricorderemo per sempre e poi fare la comparsa su un set italiano deve essere ancora più bello!❤ A presto cara!

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  3. Avrei sempre voluto fare la comparsa in qualche film,qui a Trieste ne hanno girati parecchi,ma non combinavo mai col lavoro,purtroppo!!!!Dev'essere stato divertente :D

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    1. È un'esperienza unica, se ti capita un'altra occasione prova, ti divertirai tanto!

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